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Climbers:
Mac & Marti Photos:
Mac & Marti
Itinerario:
Anello del Monte Cuarnan da Montenars (UD)
- Montenars -
B.go Iouf (613m) - Zuc de Cros (934m) - Ric.
Pischiutta (1336m) - M. Cuarnan (1372m) - Crinale orientale - Zuc de Cros
(934m) -
Montenars - B.go Iouf (613m)
Tempi di
percorrenza C.A.I.:
Totale 5h 30' // Montenars - M. Cuarnan 3h // Discesa per
il crinale orientale 2h 30' I nostri tempi: Totale
2h 55' // Montenars - Zuc de Cros 35' // Zuc de Cros - M. Cuarnan 1h // M.
Cuarnan - Crinale orientale 30' // Crinale orientale - Zuc de
Cros 30' // Zuc de Cros - Montenars 25'
Rifugi:
Ricovero Elio Pischiutta (1336m), sul crinale occidentale del M.
Cuarnan, a pochi minuti dalla vetta. Sempre aperto e
incustodito, dotato di stufa a legna.
Acqua e cibo:
Un paio di sorgenti durante il percorso. Consigliabile non farne
affidamento. Cibo autonomo.
Text: Marco Carboni
In questo sabato di fine Aprile abbiamo
voglia di rifarci della fregatura di ieri, quando un temporale
improvviso ha bagnato i nostri sogni di gloria.
Riprendiamo quindi di buon mattino la strada verso Nord,
uscendone subito dopo la stupefacente Venzone, ingabbiata nelle
sue mura, e risalendo la val Venzonassa fin verso Borgo Costa,
dove lasciamo la macchina e dove inizierà il nostro "anello"
escursionistico tra malghe e casere tipiche del Friuli.
Parliamo con una coppia che incontreremo per tutta la giornata,
anche loro hanno qualche minimo dubbio riguardo la variabilità
atmosferica che sembra profilarsi, ma partono qualche minuto
prima di noi armati di un ottimo mezzo fotografico (porca
miseria che tele!) e in compagnia di due cagnetti. Li
raggiungiamo e li lasciamo dopo poco grazie a un passo
leggermente più veloce.
La quota di partenza è molto bassa, 500 metri, e l'abbigliamento
ne risente, come risente delle continue comparse del sole. Dopo
poco siamo quindi costretti a ridurre al minimo l'abbigliamento.
Pian piano superiamo alcune case (Pranubello) in fase di
ristrutturazione e prendiamo quota rapidamente, puntando
decisamente verso Nord dopo molto poco, sempre sull'ottima
carrareccia che seguiamo fin dal primo metro della giornata.
Tra faggi superiamo numerosi tornanti e una sorta di
osservatorio attrezzato in una
radura. Qui si può scegliere se seguire la comoda strada oppure
tagliare i tornanti per abbreviare leggermente il percorso.
Soprattutto nella parte finale, dove scorgiamo anche dei
rimasugli di neve appena usciti dal bosco, si può tagliare verso
Nord-Est nei pressi di un ometto direttamente verso la
Malga Confin, senza quindi
seguire i lunghi tornanti che propone la
mulattiera, per zone sempre più
rade fino a diventare ampi prati e pascoli presso la Malga,
recintata ma usufruibile per un riparo (1330m).
Noi optiamo per la
carrareccia che in costa giunge
alla Malga a circa 2h di salita dal punto di partenza, forse
qualcosa meno.
E' tempo di un paio di panini, di un frutto.
E' ancora presto ma fame e sete si fanno già sentire e quindi in
un attimo fagocitiamo quasi tutto ciò che abbiamo a
disposizione. E a questo punto i due "amici" (anzi quattro)
sopraggiungono a pochi minuti di distanza l'uno dall'altra, si
sistemano sul tavolo e sulla panca fuori dalla malga, gli stessi
che avevamo abbandonato noi poco prima, vinti dal vento. Anche
loro dopo poco rinunciano, e, su nostra indicazione, prendono il
nostro posto mentre noi ci prepariamo a ripartire verso la
casera Ungarina. Fa abbastanza freddo e il sole è scomparso per
lasciare posto a delle nubi insidiose ma non troppo, anche la
neve ci circonda con decisione, qui.
Si riparte, pochi minuti (direi 20 circa) e giungiamo ad una
sella che fa da riparo alla
Casera Ungarina (1296m),
preceduta da uno
stagno dove i padroni di casa
sono sicuramente i
rospi e gli ululoni dal ventre
giallo.
Il panorama dalla Casera si apre verso la
valle del Tagliamento e verso
l'abitato di
Venzone, molto affascinante da
qui.
Alla Casera vediamo le uniche altre persone che incontreremo in
questa giornata, un piccolo gruppetto che si appresta a
pasteggiare presso la Casera stessa.
Di qui ci sono un paio di possibilità diverse: ignoriamo la più
ovvia (che scende nel bosco con segnavia CAI 705) per prendere
quella che traversa alla stessa altezza della casera e che piano
piano prende qualche metro nel bosco per superare dei salti di
roccia.
In poco si giunge fuori dalla vegetazione e si superano ad una
ad una tutte le piccole vallette che confluiscono nella marcata
ansa del Gran Rio. E' un lungo traverso ad anfiteatro che ci
consente di rimanere più alti e soprattutto di ammirare numerosi
(circa 10)
camosci e un paio di
marmotte piuttosto da vicino.
Individuiamo con attenzione il giusto punto dove tagliare verso
il sentiero basso (la via segnata in realtà non esiste, almeno
in questa stagione) e lo facciamo bene perché in pochi minuti
perdiamo circa 300m di quota saltellando per
prati aperti e visibili finché
non inizia la fitta vegetazione, punto nel quale però
incontriamo il comodo segnavia 705 (circa 1h 40' dalla Casera,
presa molto con comodo).
Di qui è solo discesa, dapprima comoda poi più decisa. Passiamo
per i resti dello stavolo Zuet e poi costeggiamo alcune pareti
rocciose uscendo poi dal bosco.
E' ora di lasciare il sentiero 705 per prendere verso sinistra
il 705A in direzione di
Sant'Antonio, chiesetta
panoramica sulla val Venzonassa.
Di qui in avanti il sentiero perde quota molto rapidamente e in
circa mezzora giungiamo la dorsale erbosa che anticipa gli
ultimi metri di dislivello da coprire prima di giungere alla
macchina esattamente nel punto di inizio dell'anello (1h 10'
dall'innesto).
Ottimo itinerario di inizio stagione, su versanti meridionali e
quindi già in condizioni di essere camminati comodamente. Le
quote sono basse ma la vegetazione non risulta soffocante,
quindi anche a livello panoramico l'itinerario è più che
piacevole.
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