ESCURSIONISMO, ALPINISMO E MONTAGNA - 26 Mag 08 // Anello M.ga Confin e C.ra Ungarina dalla val Venzonassa (UD)
 


Climbers: Mac & Marti   Photos: Mac & Marti


Itinerario: Anello del Monte Cuarnan da Montenars (UD)

- Montenars - B.go Iouf (613m)
- Zuc de Cros (934m)
- Ric. Pischiutta (1336m)
- M. Cuarnan (1372m)
- Crinale orientale
- Zuc de Cros (934m)
- Montenars - B.go Iouf (613m)


Tempi di percorrenza C.A.I.: Totale 5h 30' // Montenars - M. Cuarnan 3h // Discesa per il crinale orientale 2h 30'
I nostri tempi: Totale 2h 55' // Montenars - Zuc de Cros 35' // Zuc de Cros - M. Cuarnan 1h // M. Cuarnan - Crinale orientale 30' // Crinale orientale - Zuc de Cros 30' // Zuc de Cros - Montenars 25'


Rifugi: Ricovero Elio Pischiutta (1336m), sul crinale occidentale del M. Cuarnan, a pochi minuti dalla vetta. Sempre aperto e incustodito, dotato di stufa a legna.


Acqua e cibo: Un paio di sorgenti durante il percorso. Consigliabile non farne affidamento. Cibo autonomo.

Text: Marco Carboni

In questo sabato di fine Aprile abbiamo voglia di rifarci della fregatura di ieri, quando un temporale improvviso ha bagnato i nostri sogni di gloria.
Riprendiamo quindi di buon mattino la strada verso Nord, uscendone subito dopo la stupefacente Venzone, ingabbiata nelle sue mura, e risalendo la val Venzonassa fin verso Borgo Costa, dove lasciamo la macchina e dove inizierà il nostro "anello" escursionistico tra malghe e casere tipiche del Friuli.
Parliamo con una coppia che incontreremo per tutta la giornata, anche loro hanno qualche minimo dubbio riguardo la variabilità atmosferica che sembra profilarsi, ma partono qualche minuto prima di noi armati di un ottimo mezzo fotografico (porca miseria che tele!) e in compagnia di due cagnetti. Li raggiungiamo e li lasciamo dopo poco grazie a un passo leggermente più veloce.
La quota di partenza è molto bassa, 500 metri, e l'abbigliamento ne risente, come risente delle continue comparse del sole. Dopo poco siamo quindi costretti a ridurre al minimo l'abbigliamento.
Pian piano superiamo alcune case (Pranubello) in fase di ristrutturazione e prendiamo quota rapidamente, puntando decisamente verso Nord dopo molto poco, sempre sull'ottima carrareccia che seguiamo fin dal primo metro della giornata.
Tra faggi superiamo numerosi tornanti e una sorta di osservatorio attrezzato in una radura. Qui si può scegliere se seguire la comoda strada oppure tagliare i tornanti per abbreviare leggermente il percorso. Soprattutto nella parte finale, dove scorgiamo anche dei rimasugli di neve appena usciti dal bosco, si può tagliare verso Nord-Est nei pressi di un ometto direttamente verso la Malga Confin, senza quindi seguire i lunghi tornanti che propone la mulattiera, per zone sempre più rade fino a diventare ampi prati e pascoli presso la Malga, recintata ma usufruibile per un riparo (1330m).
Noi optiamo per la carrareccia che in costa giunge alla Malga a circa 2h di salita dal punto di partenza, forse qualcosa meno.
E' tempo di un paio di panini, di un frutto.
E' ancora presto ma fame e sete si fanno già sentire e quindi in un attimo fagocitiamo quasi tutto ciò che abbiamo a disposizione. E a questo punto i due "amici" (anzi quattro) sopraggiungono a pochi minuti di distanza l'uno dall'altra, si sistemano sul tavolo e sulla panca fuori dalla malga, gli stessi che avevamo abbandonato noi poco prima, vinti dal vento. Anche loro dopo poco rinunciano, e, su nostra indicazione, prendono il nostro posto mentre noi ci prepariamo a ripartire verso la casera Ungarina. Fa abbastanza freddo e il sole è scomparso per lasciare posto a delle nubi insidiose ma non troppo, anche la neve ci circonda con decisione, qui.
Si riparte, pochi minuti (direi 20 circa) e giungiamo ad una sella che fa da riparo alla Casera Ungarina (1296m), preceduta da uno stagno dove i padroni di casa sono sicuramente i rospi e gli ululoni dal ventre giallo.
Il panorama dalla Casera si apre verso la valle del Tagliamento e verso l'abitato di Venzone, molto affascinante da qui.
Alla Casera vediamo le uniche altre persone che incontreremo in questa giornata, un piccolo gruppetto che si appresta a pasteggiare presso la Casera stessa.
Di qui ci sono un paio di possibilità diverse: ignoriamo la più ovvia (che scende nel bosco con segnavia CAI 705) per prendere quella che traversa alla stessa altezza della casera e che piano piano prende qualche metro nel bosco per superare dei salti di roccia.
In poco si giunge fuori dalla vegetazione e si superano ad una ad una tutte le piccole vallette che confluiscono nella marcata ansa del Gran Rio. E' un lungo traverso ad anfiteatro che ci consente di rimanere più alti e soprattutto di ammirare numerosi (circa 10) camosci e un paio di marmotte piuttosto da vicino.
Individuiamo con attenzione il giusto punto dove tagliare verso il sentiero basso (la via segnata in realtà non esiste, almeno in questa stagione) e lo facciamo bene perché in pochi minuti perdiamo circa 300m di quota saltellando per prati aperti e visibili finché non inizia la fitta vegetazione, punto nel quale però incontriamo il comodo segnavia 705 (circa 1h 40' dalla Casera, presa molto con comodo).
Di qui è solo discesa, dapprima comoda poi più decisa. Passiamo per i resti dello stavolo Zuet e poi costeggiamo alcune pareti rocciose uscendo poi dal bosco.
E' ora di lasciare il sentiero 705 per prendere verso sinistra il 705A in direzione di Sant'Antonio, chiesetta panoramica sulla val Venzonassa.
Di qui in avanti il sentiero perde quota molto rapidamente e in circa mezzora giungiamo la dorsale erbosa che anticipa gli ultimi metri di dislivello da coprire prima di giungere alla macchina esattamente nel punto di inizio dell'anello (1h 10' dall'innesto).

Ottimo itinerario di inizio stagione, su versanti meridionali e quindi già in condizioni di essere camminati comodamente. Le quote sono basse ma la vegetazione non risulta soffocante, quindi anche a livello panoramico l'itinerario è più che piacevole.



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L'osservatorio.


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